Sanremo Lovers,
il mondo del rock perde una delle sue stelle più luminose: Ace Frehley, storico chitarrista dei Kiss, è morto a 74 anni. Noto come “The Spaceman”, era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo un’emorragia cerebrale seguita a una caduta nel suo studio. A darne notizia sono stati i media americani, citando la famiglia del musicista.
Frehley era un vero pilastro della band newyorkese fondata nel 1973, insieme a Paul Stanley, Gene Simmons e Peter Criss. Entrato nei Kiss dopo un’audizione folgorante, contribuì a definire il suono e l’immagine del gruppo con la sua chitarra pirotecnica e uno stile unico, capace di unire aggressività e melodia. Il suo personaggio, “The Spaceman”, divenne simbolo dell’estetica del gruppo, fatta di trucco, fiamme e spettacolo.
Negli anni, Ace aveva scritto alcuni dei brani più amati dei Kiss, come “Cold Gin”, “Parasite”, “Shock Me” e “New York Groove”, che restano pietre miliari del rock mondiale. Nel 2014 fu inserito con i compagni nella Rock and Roll Hall of Fame, consacrando il suo nome tra le leggende della musica.
Dopo l’addio alla band nel 1982, Frehley aveva proseguito la carriera da solista con il progetto Frehley’s Comet, senza mai abbandonare quella coerenza artistica che lo aveva reso amatissimo dai fan. Era tornato nei Kiss per la reunion del 1996 e per l’album “Psycho Circus” del 1998, ma i contrasti interni lo avevano portato a lasciare nuovamente.
In un comunicato congiunto, Simmons e Stanley avrebbero scritto: “Siamo devastati dalla scomparsa di Ace Frehley. È stato un pilastro del rock essenziale e insostituibile durante i capitoli più formativi della storia della band. È e sarà sempre parte del lascito dei Kiss”.
C’è chi, ascoltandolo, notava un’anima artistica capace di unire teatralità e autenticità, un po’ come accade oggi con artisti italiani come Lucio Corsi naturalmente in contesti diversi, ma con la stessa capacità di far convivere immaginazione e realtà musicale.
Ace Frehley se ne va lasciando dietro di sé una scia di stelle, chitarre che fumano e una generazione intera che, grazie a lui, ha imparato che il rock può davvero venire da un altro pianeta.








0 commenti