Ci sono artisti che interpretano la musica e altri che la vivono come una parte della propria storia personale. È il caso del pianista e compositore milanese Fabrizio Grecchi, che nei giorni scorsi è stato protagonista al Premio Bindi e sarà ospite anche del Premio Lunezia con il suo progetto “Beatles Piano Solo”, uno spettacolo che da anni porta sul palco una personale rilettura del repertorio dei Fab Four.
Noi di SanremoSpia gli abbiamo rivolto tre domande per conoscere meglio il suo rapporto con la musica dei Beatles, il significato di questo progetto e l’impegno che porta avanti anche nel sociale.
“Beatles e canzone d’autore italiana hanno un legame profondo”
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Nel comunicato definisce la partecipazione al Premio Bindi e al Premio Lunezia «un grande onore» e racconta che la musica dei Beatles è una presenza costante nel suo percorso artistico e umano. Cosa rappresenta per lei poter portare “Beatles Piano Solo” proprio in due manifestazioni dedicate alla canzone d’autore italiana?
Fabrizio Grecchi
«In realtà c’è un legame molto profondo tra la canzone d’autore italiana e i Beatles. Nel 1968 Lucio Battisti venne invitato a Londra su suggerimento di Paul McCartney. Paul amava la musica di Battisti e non ne ha mai fatto mistero. I Beatles rappresentano la melodia, ma anche una visione armonica della canzone assolutamente innovativa. In Italia ci sono autori meravigliosi che sono riusciti a incastonare delle poesie in melodie indimenticabili. Unire i Beatles in due manifestazioni così importanti dedicate alla musica italiana è un’esperienza molto profonda. Non dimentichiamo poi che Paul McCartney e George Harrison parteciparono come super ospiti al Festival di Sanremo nel 1988.»
“Suono i Beatles da beatlesiano”
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Uno degli elementi distintivi di “Beatles Piano Solo” è la reinterpretazione dei brani, con tempi e armonie rielaborati mantenendo intatta la melodia originale. Come nasce questo equilibrio?
Fabrizio Grecchi
«L’equilibrio più difficile da raggiungere è quello con i fan più preparati e appassionati. Non tutti digeriscono le reinterpretazioni. Io suono i Beatles da beatlesiano, con amore e passione per le loro canzoni. Sono un musicista grazie ai Beatles. Cerco di mantenere l’anima dei brani il più possibile intatta, trasmettendo ciò che provo mentre li eseguo. Il pubblico rende possibile la connessione tra le canzoni originali e la mia versione. Quando iniziano a cantare, lo fanno sulla versione originale che combacia con la mia. È una cosa magica, ogni volta.»
La musica come dono da condividere
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Nel suo percorso convivono concerti internazionali, composizione per cinema, televisione e teatro e un forte impegno nel sociale. Quanto hanno cambiato il suo modo di vivere la musica?
Fabrizio Grecchi
«La condivisione è nella natura stessa della musica. Se ho un’idea compositiva non so dove andrà a finire: può diventare una colonna sonora oppure una canzone destinata a un progetto di sostegno. La creazione è fine a sé stessa. Una delle cose che amo è cambiare continuamente orizzonte. Il progetto della Agaza School è nato per caso, anche se personalmente credo che il caso non esista. Di tutte le arti, la musica è sicuramente quella più utilizzata nei progetti umanitari. Chi suona ha ricevuto un dono che non tutti hanno. Credo sia giusto restituire questo privilegio aiutando chi è stato meno fortunato.»
Un pianoforte che racconta storie
Le parole di Fabrizio Grecchi restituiscono l’immagine di un artista che guarda ai Beatles non soltanto come a un repertorio da interpretare, ma come a una continua fonte di ispirazione. Tra concerti, composizioni e progetti solidali, il suo percorso dimostra come la musica possa diventare un linguaggio capace di unire culture, generazioni ed esperienze diverse.
Noi di SanremoSpia continueremo a seguire il suo viaggio artistico e i prossimi appuntamenti di “Beatles Piano Solo”.
XOXO, Sanremo Spia








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