Sanremo Lovers, Kekko Silvestre dei Modà e le ombre della musica italiana: sogni, delusioni e numeri che conterebbero più del talento
La schiettezza di Kekko Silvestre, voce e anima dei Modà, sarebbe stata il filo conduttore della sesta puntata di Burnout, il video-podcast ideato e condotto da Selvaggia Lucarelli.
Secondo quanto riportato da Il Tempio News e dalla stessa newsletter di Lucarelli, Kekko avrebbe condiviso riflessioni profonde sui suoi sogni realizzati, sulla delusione legata a Sanremo e su un’industria musicale che, a suo parere, metterebbe oggi i numeri e il personaggio davanti al talento.
Un sistema che inseguirebbe biglietti e like
Nel dialogo con la conduttrice, affiancato dal critico musicale Michele Monina e dal promoter Claudio Trotta, Silvestre avrebbe parlato di un mondo discografico dove la priorità sarebbe la resa commerciale: quanti biglietti si riesce a vendere, quante persone si portano in uno stadio, più che la qualità delle canzoni.
Monina avrebbe fatto notare che i Modà sarebbero riusciti a riempire lo stadio di San Siro senza l’appoggio dei grandi titoli di giornale, mentre altri artisti come Elodie, avrebbero dovuto adottare strategie di mercato più aggressive per sostenere eventi di simile portata. Trotta, dal canto suo, avrebbe osservato che il giornalismo musicale, un tempo indipendente, si sarebbe progressivamente trasformato in un sistema di amicizie e rapporti utilitaristici.
Sanremo e il rapporto complicato con la stampa
Silvestre avrebbe raccontato che, nonostante le interviste rilasciate alla vigilia del concerto a San Siro, molte di esse non sarebbero poi state pubblicate. L’artista avrebbe interpretato questo silenzio come il possibile segnale di una “narrazione” poco favorevole alla sua musica, pur ribadendo di non aver mai avuto conflitti diretti con la stampa.
Trotta avrebbe aggiunto che anche al Festival di Sanremo non mancherebbero dinamiche interne: alcune canzoni verrebbero percepite come “tutte uguali”, mentre una parte significativa dei brani in gara sarebbe in realtà scritta da pochi autori ricorrenti.
Giovani artisti e il rischio del “tutto e subito”
Nel corso della conversazione si sarebbe parlato anche dei nuovi talenti. Silvestre avrebbe sottolineato che molti giovani artisti non avrebbero una reale percezione della propria forza sul pubblico, puntando troppo presto a palazzetti e stadi. Secondo Trotta, le major discografiche non seguirebbero più il talento ma i numeri: quando la “bolla” di streaming e visualizzazioni si sgonfia, l’artista rischierebbe di essere abbandonato.
L’indipendenza che costerebbe cara
Silvestre avrebbe anche raccontato che la scelta di seguire il proprio manager, diventato titolare di un’etichetta indipendente, avrebbe comportato conseguenze concrete: alcune radio, un tempo partner del progetto, avrebbero smesso di trasmettere i suoi brani. Un cambio di rotta che, a suo dire, sarebbe stato difficile da accettare.
Una riflessione che fa discutere
Il quadro emerso in Burnout, descriverebbe un’industria musicale dove l’urgenza di monetizzare rapidamente rischierebbe di oscurare la crescita artistica e la costruzione di carriere solide. Silvestre, Monina e Trotta avrebbero concordato sul fatto che, senza un percorso a tappe e senza la fatica che un tempo insegnava il rispetto del mestiere, la musica potrebbe perdere parte della sua anima.
Ci auguriamo che il destino della musica sia sempre focalizzato sulla qualità e onestamente, ci sembra che fino ad oggi, Sanremo abbia lanciato davvero decine di Artisti che possiamo ascoltare in tutto il mondo.
Xo Xo, Sanremo Spia








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