Peppe Vessicchio: l’anima dell’orchestra di Sanremo per oltre tre decenni
“Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio“.
Questa frase, pronunciata decine e decine di volte sul palco dell’Ariston, è diventata parte della storia della musica italiana. Una formula magica che ha accompagnato generazioni di spettatori, trasformando un direttore d’orchestra in un’icona nazionale amata trasversalmente da tutte le età.
La scomparsa del Maestro l’8 novembre 2025 all’età di 69 anni ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della musica italiana e in particolare nel Festival di Sanremo, di cui era diventato simbolo e presenza costante per oltre trent’anni.
1990: l’inizio di una leggenda
Tutto iniziò nel 1990, l’anno in cui il Festival di Sanremo vide il ritorno dell’orchestra dal vivo dopo una pausa. Peppe Vessicchio, napoletano classe 1956, approdò per la prima volta sul palco dell’Ariston e da quel momento non lo lasciò più. O meglio, il pubblico non lo lasciò più andare.
In oltre 30 edizioni del Festival, dal 1990 al 2024, Vessicchio ha diretto l’orchestra per decine e decine di artisti, spaziando tra tutti i generi musicali: dalla canzone d’autore al pop, dal rock alla trap. Da Mia Martini a Patty Pravo, da Mango a Elio e le Storie Tese, passando per Le Vibrazioni, Arisa, Gianluca Grignani e tantissimi altri.
La sua presenza discreta ma autorevole, quella barba sempre curatissima e quello sguardo gentile dietro gli occhiali lo hanno reso riconoscibile e amatissimo anche da chi di musica classica non capiva nulla. Vessicchio era diventato “il Prof”, il maestro che con pazienza e competenza accompagnava ogni artista verso la migliore interpretazione possibile.
Quattro vittorie che hanno fatto la storia
Nel suo lungo percorso sanremese, Peppe Vessicchio ha guidato l’orchestra per ben quattro brani vincitori, lasciando un’impronta indelebile nella storia del Festival:
2000 – “Sentimento” degli Avion Travel La prima vittoria arrivò con la Piccola Orchestra Avion Travel e il loro brano “Sentimento”. Un trionfo che segnò l’inizio della sua consacrazione come direttore capace di valorizzare progetti musicali innovativi e raffinati. In quell’edizione, Vessicchio ricevette anche il premio dalla giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti per il miglior arrangiamento di “Il timido ubriaco” di Max Gazzè.
2003 – “Per dire di no” di Alexia Tre anni dopo, guidò Alexia verso la vittoria con “Per dire di no”, dimostrando la sua versatilità nel passare dal jazz-rock degli Avion Travel al pop più radiofonico.
2010 – “Per tutte le volte che” di Valerio Scanu Nel 2010 fu la volta di Valerio Scanu con “Per tutte le volte che”, una ballad potente e meravigliosa che conquistò pubblico e critica anche grazie alla direzione impeccabile di Vessicchio. Brividi.
2011 – “Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni L’ultima vittoria, forse la più emozionante, arrivò nel 2011 con Roberto Vecchioni e “Chiamami ancora amore”. Un trionfo che coronò la collaborazione tra due grandi della musica italiana, entrambi capaci di unire poesia e tecnica in un’unica performance indimenticabile.
I premi e i riconoscimenti
Oltre alle quattro vittorie come direttore d’orchestra, Vessicchio collezionò anche numerosi premi come miglior arrangiatore: nel 1994, 1997 e 1998 ricevette questo riconoscimento, testimonianza della sua straordinaria capacità di rielaborare i brani valorizzandone ogni sfumatura musicale.
Nell’edizione del 2000, la giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti gli assegnò un premio speciale per gli arrangiamenti, sottolineando quanto il suo lavoro fosse apprezzato anche dai più grandi interpreti della musica classica.
Gli ultimi anni all’Ariston: sempre nel cuore del pubblico
Negli ultimi anni, la presenza di Vessicchio a Sanremo si era fatta più sporadica. Non essendo più direttore fisso dell’orchestra, tornava all’Ariston come ospite speciale, che tutti volevano, dai ragazzini fino ai piu adulti.
Nel 2022, durante la quarta serata del Festival, regalò un momento indimenticabile esibendosi al pianoforte insieme a Le Vibrazioni nella cover di “Live and Let Die” dei Wings, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria versatilità.
Nel 2023 partecipò come opinionista fisso al podcast “Muschio Selvaggio” di Fedez e Luis Sal e come direttore d’orchestra ospite durante la serata cover, dirigendo insieme a Enrico Melozzi l’esibizione di Gianluca Grignani e Arisa su “Destinazione Paradiso”.
La sua ultima apparizione all’Ariston dovrebbe risalire al 2024, quando Fiorello lo coinvolse in una gag memorabile presentandolo insieme ai Jalisse, tornati sul palco dopo 27 anni dalla vittoria con “Fiumi di parole“. In quella serata delle cover, Vessicchio diresse l’orchestra insieme a Leonardo De Amicis, regalando al pubblico un’ultima, emozionante prova della sua classe e della sua passione.
Un maestro oltre Sanremo
Peppe Vessicchio non era solo Sanremo, ma di certo quelle oltre 30 partecipazioni lo hanno reso un simbolo della kermesse ligure. La sua carriera spaziava dalla collaborazione con Gino Paoli (con cui scrisse successi come “Ti lascio una canzone” e “Cosa farò da grande”) agli arrangiamenti per grandissimi artisti come Andrea Bocelli, Zucchero, Ornella Vanoni, Ron, Biagio Antonacci, Roberto Vecchioni ed Elio e le Storie Tese.
Fu anche insegnante amatissimo ad “Amici di Maria De Filippi“, dove trasmise alle nuove generazioni l’amore per la musica orchestrale e l’importanza dell’armonia. Il suo approccio pedagogico, sempre gentile ma rigoroso, conquistò migliaia di giovani che lo chiamavano affettuosamente “il prof”.
L’eredità di un grande Maestro
Con la scomparsa di Peppe Vessicchio, dopo quella di Pippo Baudo avvenuta pochi mesi prima, si chiude definitivamente un’epoca del Festival di Sanremo. Due icone che insieme hanno attraversato decenni di musica italiana, lavorando fianco a fianco per ben 9 edizioni. Ma non si chiude in senso negativo, perchè tutto quello che hanno donato ai giovani, resta, e lo stiamo vedendo con le conduzioni di Amadeus, Carlo Conti, tutto viene da li. Una meravigliosa continità, non rivalità.
La frase “Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio” resterà per sempre nella memoria collettiva degli italiani. Vessicchio rappresentava tutto questo: la professionalità discreta, l’eleganza mai ostentata, la capacità di far suonare l’anima degli artisti senza mai mettersi in primo piano.
Grazie Maestro, per tutto quello che ci hai regalato. La tua bacchetta continuerà a dirigere nei nostri cuori. Sempre.
Mai come quest’anno, il Festival di Sanremo dovrà essere 100 mila volta più emozionante, non vediamo l’ora di tornare in Ariston per Sanremo 2026.
Xo Xo, Sanremo Spia








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