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Quando l’Intelligenza Artificiale dà vita a una band che non esiste: il caso «COCKN’Y OUTCAST»
MILANO – Disponibile in digitale dallo scorso aprile, continua a far discutere e a raccogliere consensi il progetto multimediale «COCKN’Y OUTCAST…

Redazione Sanremo Spia

20 Maggio 2026
Quando l’Intelligenza Artificiale dà vita a una band che non esiste: il caso «COCKN’Y OUTCAST»
MILANO – Disponibile in digitale dallo scorso aprile, continua a far discutere e a raccogliere consensi il progetto multimediale «COCKN’Y OUTCAST…

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20 Maggio 2026
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MILANO – Disponibile in digitale dallo scorso aprile, continua a far discutere e a raccogliere consensi il progetto multimediale «COCKN’Y OUTCAST – In Milan Town Tonight». Non si tratta semplicemente di un nuovo brano musicale, ma di un esperimento artistico, tecnologico e accademico che ridefinisce i confini della produzione culturale nell’era digitale.

Al centro dell’operazione c’è un fotoromanzo composto da 10 tavole in stile graphic novel interamente generate attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale visiva. La trama segue le vicende di tre personaggi improbabili: John Blacksmith, chitarrista cockney; Igor Opdenko, hacker russo; e James Kaylan, batterista ivoriano. Tre figure che si incontrano nella cella del carcere di Wandsworth e trovano nella musica l’unica vera via d’uscita, culminando in una notte milanese in cui prende vita il singolo «In Milan Town Tonight (February 6th 2026)». La narrazione è affidata alla voce di Ettore Saladini, giovane giornalista di Repubblica e vincitore del Premio Scalfari 2025, su un racconto firmato dall’autore e mediatore culturale Giovanni Favero.

Il brano musicale, prodotto e arrangiato dai Dead Poets Club, non è altro che una reinterpretazione in chiave indie inglese del celebre pezzo «Il cielo di Milano» di Enrico Ruggeri e Massimo Bigi, con il testo adattato in inglese da Ronnie Jones.

Il progetto nasce in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, con il coordinamento tecnologico affidato allo spin-off Whattadata, dal quale la studentessa Gloria Tognoli elaborerà una propria tesi di laurea in materia di intelligenza artificiale generativa e comunicazione.

Di seguito riportiamo integralmente le domande della redazione e le risposte ricevute sul progetto:

1. L’integrazione tra IA e narrazione: Il progetto si presenta come un fotoromanzo realizzato con IA generativa. Qual è stata la sfida tecnica più complessa nel mantenere una coerenza narrativa e visiva costante tra le dieci tavole della graphic novel? «L’integrazione tra narrazione e intelligenza artificiale in questo progetto è stata delegata a Whattadata, che è una start-up dell’Università di Milano Bicocca, che sta partecipando in generale al progetto Dead Poets, ovvero nell’analisi e nella ricerca di strumenti di intelligenza artificiale che siano complementari a progetti creativi. In questo caso è stato scelto di realizzare la graphic novel attraverso l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale di immagine che siano disponibili a chiunque, proprio per sdoganare un concetto che questa forma narrativa è a disposizione di chiunque la voglia utilizzare, ovvero se un giovane scrittore volesse proporre attraverso i social un suo racconto breve accompagnato da immagini potrebbe ricorrere al medesimo strumento, ovviamente lasciando spazio alla sua originale creatività.»

2. L’ibridazione musicale: In Milan Town Tonight nasce da un adattamento di “Il cielo di Milano” di Enrico Ruggeri. Cosa vi ha spinto a scegliere proprio questo brano e come avete lavorato per traghettare la sua anima cantautorale verso un sound dal respiro internazionale e moderno? «La scelta di un brano di Enrico Ruggeri si riconduce a una mia scelta personale anche un pochino tra virgolette provocatoria, perché Enrico è un artista, oltre che un amico, è un artista importante che ha una visione molto rigorosa sul tema, ovvero è un musicista puro e come tutti i musicisti puri ha un certo atteggiamento antagonista rispetto all’innovazione tecnologica, nota anche la sua battaglia contro l’utilizzo dell’autotune o diciamo così la parsimonia con cui accetti o voglia mai sostituire il lavoro e la professionalità del musicista con soluzioni tecnologiche, per questo abbiamo scelto un suo brano per riarrangiarlo col modello dei Dead Poets, poi assegnandolo ai fantomatici Cockn’y Outcast, ma dimostrando forse un pochino anche a lui come un brano che ha lasciato immutata la sua forza creativa e la sua forza anche rock, abbia avuto una seconda vita con un arrangiamento che lo ha ricondotto alla potenziale versione di un gruppo indie inglese, quindi a mio avviso abbiamo forse in una piccola parte contribuito ad aprire un dibattito anche con chi è più diciamo così rigoroso verso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella musica.»

3. Il confine dell’autore: Nel comunicato leggo la domanda aperta su “dove finisce lo strumento e dove inizia l’autore”. Alla luce del vostro lavoro, come definireste oggi il ruolo del creativo umano quando collabora con algoritmi di questa complessità? «Dove finisce lo strumento e inizia l’autore è esattamente il contrario cioè prima c’è l’autore quindi il brano è sempre un brano creato dal musicista, dall’uomo sia nel testo che nella musica, dopodiché entra lo strumento a sua forza a collaborare come se fosse un arrangiatore o un team di musicisti che possono in tempo reale suonare n soluzioni alla ricerca della migliore e quindi non è il processo esattamente inverso, prima c’è l’uomo e poi c’è lo strumento dell’intelligenza artificiale a complemento, se fosse viceversa sarei contrario anch’io.»

4. Impatto etico e accademico: La collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca suggerisce un approccio molto rigoroso. In che modo la vostra analisi può contribuire a definire un futuro “etico” per la produzione musicale professionale assistita dall’intelligenza artificiale? «Il concetto di etica che stiamo sviluppando e cercando di definire anche con la discussione aperta a livello accademico con l’Università di Milano Bicocca è esattamente questo, cioè l’intelligenza artificiale come complemento di un’attività umana e mai come virgolette jukebox tecnologico rispetto al quale un prompt generico possa resultar in una creazione, in una composizione rispetto alla quale l’uomo si stupisca del risultato.»

5. Il futuro dei personaggi: John, Igor e James, i tre protagonisti sono figure nate per dare un volto a una canzone che “non appartiene a nessuno”. Avete in programma di espandere questo universo narrativo, magari esplorando nuove avventure della band, o questa serata milanese segna la conclusione definitiva della loro storia? «Per quanto riguarda i Cockn’y Outcast, chiarito il fatto che si trata di una finzione scenica, nulla osta al proseguimento della loro carriera, anzi devo dire che Fulvio Muzio ha già scritto una cosa molto interessante che spero si possa presto pubblicare, assolutamente in linea con la loro storia, assolutamente credibile rispetto alla loro capacità compositiva, così è se vi pare.»


Si ringrazia Parole & Dintorni per la gentile collaborazione nella realizzazione del presente articolo.

A cura di Redazione Sanremo Spia

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