Diciamocelo senza giri di parole: quando Rai e Sanremo litigano, è come assistere alla separazione dei genitori dopo decenni di matrimonio. E questa volta, cari amici del Festival, la situazione sarebbe più tesa rispetto ai giorni precedenti.
Secondo quanto emerso dal Sole 24 Ore, i rapporti tra RAI e il Comune dei fiori sarebbero arrivati al punto di rottura. Le trattative si sarebbero interrotte da circa una settimana, dopo un braccio di ferro che ricorda più una puntata di Beautiful che una normale negoziazione commerciale.
Il bando della discordia
Tutto nasce dal famoso bando pubblicato dal Comune di Sanremo per l’organizzazione del Festival dal 2026 al 2028. Un bando figlio di quella sentenza del Tar Liguria di fine 2024, confermata dal Consiglio di Stato a maggio, che aveva dichiarato illegittimo l’affidamento diretto alla Rai per le edizioni 2024-2025.
Ironia della sorte: alla fine dei conti, la Rai sarebbe rimasta l’unico broadcaster a presentarsi al bando. Perché, diciamolo chiaramente, chi altri avrebbe il coraggio (e le competenze) di gestire il Festival più bello d’Italia?
I nodi al pettine (che nessuno vuole sciogliere)
Ma cosa fa saltare i nervi ai vertici di Viale Mazzini? Innanzitutto, il Comune di Sanremo avrebbe chiesto l’1% degli introiti pubblicitari del Festival. Una richiesta che in Rai considererebbero inaccettabile, considerando che stiamo parlando di cifre da capogiro.
Ancora più pesante sarebbe la questione della titolarità del marchio e del format. Il Comune ligure vorrebbe riconosciuta per sé la proprietà intellettuale del Festival. Una pretesa non da poco, qualora fosse esattamente cosi.
La minaccia che fa tremare la Riviera
E qui arriva il colpo di scena degno del miglior thriller sanremese. Secondo le indiscrezioni, martedì 22 luglio si sarebbe tenuta una riunione di alto livello in Rai, durante la quale sarebbe emerso un muro contro muro senza precedenti.
La Tv pubblica avrebbe fatto sapere informalmente al Comune che senza di lei il Festival non sarebbe mai esistito, né potrebbe esistere in futuro. E per dimostrarlo, avrebbe lanciato un ultimatum con scadenza 1° agosto: se i nodi non si scioglieranno, nel 2026 potrebbe nascere il “Festival della Canzone Rai”.
Come dire: se non possiamo farlo a Sanremo, lo faremo altrove. E le città candidate non mancherebbero: Torino, Milano, Viareggio, Rimini, Napoli. Tutte pronte ad accogliere la kermesse più seguita d’Italia. Ma sarebbe davvero come il palco dell’Ariston di Sanremo? Secondo SanremoSpia, NO. Il Festival “è” Sanremo, “è” Ariston, “è” RAI.
Il timing che complica tutto
C’è un altro elemento che rende la situazione ancora più intricata. Il 17 ottobre si terrà l’udienza di merito al Tar Liguria per il ricorso di Just Entertainment contro il bando. Una data che potrebbe rimescolare nuovamente le carte in tavola.
Da appassionato del Festival, devo ammettere che questa situazione mi preoccupa non poco. Sanremo senza il suo Festival sarebbe come Parigi senza la Torre Eiffel. E il Festival senza Sanremo… beh, non sarebbe più lo stesso. La magia di quella settimana di febbraio nasce anche dall’atmosfera unica della città dei fiori, dalle sue vie, dal Teatro Ariston.
Verso il punto di non ritorno?
Con il Cda Rai del 30 luglio alle porte, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per il futuro della manifestazione più amata dagli italiani. Una cosa è certa: se davvero si arrivasse alla rottura, sarebbe la fine di un’era iniziata nel lontano 1951.
La speranza è che prevalga il buon senso. Perché il Festival di Sanremo non è solo un evento televisivo: è un pezzo di storia italiana, un momento di unione nazionale che va preservato. E magari, chissà, questa crisi potrebbe portare a un accordo ancora più solido per il futuro.
Staremo a vedere se amor vincit omnia o se questa volta l’amore finirà davvero.








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